Due recenti articoli che ho letto su Pambianconews mi hanno fatto riflettere.

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Il primo è intitolato “La moda curvy si mangia l’editoria”, e spiega che “il mensile Glamour (di proprietà del colosso editoriale Condé Nast) ha siglato un accordo inedito con il marchio  specializzato in indumenti plus size Lane Bryant (guardane il sito qui). La partnership comprende la realizzazione di una collezione moda, due numeri speciali, editoriali sponsorizzati cartacei e digitali, una serie di video e advertising realizzati dalla testata femminile in esclusiva per il marchio”.

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L’amministratore delegato dell’importante azienda di abbigliamento spiega che i 2/3 delle donne americane sono in sovrappeso, e generano un indotto nel mercato della moda davvero molto rilevante. Per questa ragione, negli Stati Uniti sono molti i marchi che dedicano parte delle loro collezioni alle taglie generose, e tanti altri si sono invece specializzati soltanto in questo settore creando linee d’abbigliamento ad hoc. In questo paese, spopolano le blogger di moda curvy, esistono più settimane della moda dedicate al plus size come la Boston Curvy Fashion Week e la Full Figured Fashion Week di New York, la splendida modella curvy Ashley Graham (vedi qui alcune foto) conquista la copertina dello storico Sports Illustrated , creando reazioni discordanti.

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Arrivando al di qua dell’oceano, succede invece che in Gran Bretagna il colosso Topshop nel suo seguitissimo profilo Instagram decida di pubblicare una foto della cantante dalle curve morbide Adele, riferendosi a lei come “la nostra numero uno”. L’obiettivo era quello di ottenere consensi, e infatti la foto ha superato i 63.000 Like. Ma ha suscitato anche molte polemiche legate al fatto che il marchio stesso non produca capi di abbigliamento rivolte a chi ha qualche chilo in più, e che quelli della collezione regolare non siano indossabili da curvy come noi. Insomma, come titola anche Pambianco, un autogol!

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Due notizie, queste, che mi hanno fatto riflettere sulle differenze rispetto al mondo curvy che ci sono in Italia a confronto con gli altri paesi. Sicuramente l’America è il regno degli eccessi, e il fatto che l’obesità anche nei bambini sia sempre più presente è da tenere d’occhio. Ma discorsi salutistici a parte, noi sappiamo bene che sono diverse le ragioni per cui succede di essere in sovrappeso, e spesso si tratta di questioni delicate, che non voglio affrontare. Ma queste persone sovrappeso esistono e, volenti o nolenti, devono vestirsi, devono indossare qualcosa. C’è chi fa di tutto per accettare il proprio corpo, ma l’industria dell’abbigliamento a volte non aiuta e ti fa semplicemente sentire diverso. Alcuni imprenditori, invece, hanno capito che questa parte di popolo rappresenta anche un mercato allettante, e sta cercando di soddisfare le esigenze di questa multiforme clientela. Negli Stati Uniti l’offerta è ampia, probabilmente anche legata proprio al vasto mercato. E in Europa? Beh, nel caro vecchio continente questa sensibilità non è ancora così sviluppata. Sì, esistono marchi specializzati in abbigliamento plus size, ma spesso non sono aggiornati e non soddisfano le nostre esigenze. In Nord Europa, soprattutto, c’è uno sviluppo maggiore di quest’offerta, sicuramente legato alle fisicità importanti delle donne di quelle regioni. Gran Bretagna, Olanda e Germania sono probabilmente i paesi con maggior concentrazione di marchi di abbigliamento plus size. Il fatto che in questi stati si svolgano o si siano svolte fiere specializzate verso questo mercato ne è la testimonianza ( vedi gli articoli Curvy is Sexy FW 16/17, Berlin: le mie impressioni e Fiera di abbigliamento Curvy is Sexy).

L’Italia invece, patria della moda, resta arretrata. Si sta provando a far arrivare questa “rivoluzione curvy”, ma io vedo ancora molta pigrizia e reticenza nell’accettare questo argomento. Eppure, come si legge nel libro “Curvy“, il 33/35% della popolazione femminile italiana è oltre la taglia 46 (fonte Eurisko). 61Zq7vsggjL

Cioé… stiamo parlando di circa 10 milioni di donne italiane! Non sono bazzeccole… E’ vero che esistono delle storiche aziende italiane (Miroglio Fashion Group e Max Mara Fashion Group in primis) che da anni producono e commercializzano linee ad hoc per questo mercato, avendo successo anche all’estero. Ma dalle lamentele che leggo nei gruppi per Curvy sui social network, dalla costante ricerca di acquisti online all’estero fatta anche dalle blogger plus size italiane, e dalle mie personali osservazioni, non posso che trarre la conclusione che l’offerta presente nel mercato non ci soddisfa.

Anche la storica rivista di moda Vogue Italia ha iniziato a inserire nel suo sito una sezione dedicata al mondo curvy (guardala qui); allo stesso modo, altre riviste ogni tanto pubblicano qualche articolo dedicato alle donne formose; anche Detto Fatto, il popolare programma televisivo pomeridiano di Rai Due, ospita regolarmente dei tutorial di moda curvy tenuti da Elisa D’Ospina. Ma spesso le donne che si rifanno il look in televisione non superano la taglia 44, e le modelle proposte come curvy generalmente hanno il fisico a clessidra (probabilmente il più attrente) e sono giunoniche: morbide sì, ma anche alte, non ricalcando la realtà vera del mondo sovrappeso. Si evidenza quindi una sorta di falsa sensibilità verso il curvy, della serie: fino ad un certo punto, finchè non superi il limite dei nostri canoni di bellezza… Insomma, una falsa integrazione!

E’ ora che si cominci a valorizzare la bellezza delle donne formose, a spingere per rafforzare la loro autostima, a credere nella loro determinazione, forza, e nel loro potere, anche di acquisto!

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